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| Ocello Lucano in un'illustrazione del XIX secolo |
Ocello Lucano è un filosofo greco esponente della Scuola Pitagorica [1] del V secolo a.C.
1. Biografia
Ocello, visse nel V secolo a.C., lo si considera originario della zona di Grumentum[2] in Lucania. Molto probabilmente fu, insieme al fratello Ocillo e alla sorella Bindaice, un allievo di Pitagora [3] nel periodo in cui questi si fermò a Metaponto in fuga da Crotone [4].
2. Pensiero
Il pensiero di Ocello Lucano può essere suddiviso in due parti: una che riguarda la fisica e la concezione dell’universo e l’altra la società, con una particolare inclinazione verso il discorso educativo.
2.1 Pensiero cosmologico e fisico
Ocello sosteneva la tesi che l'universo fosse eterno e increato in quanto se non fosse stato cosi anch’esso sarebbe stato soggetto alla creazione e alla distruzione il cui processo si muove nel seguente schema (che riguarda il mondo animato nella dimensione dei singoli, ma non in quella della specie) che si basa su tre termini (generazione, forza e fine) e due intervalli (quello che va dalla nascita alla forza e quello dalla forza alla fine). I cui i segni di tale processo altro non sono che gli ordini, le situazioni, le distanze, le forze e le lentezze reciproche in quanto queste cose sono soggette al cambiamento, ad esempio le varie trasformazioni tra i quattro elementi (acqua, fuoco, terra e aria), da cui poi deriva all’interno del mondo il principio della generazione. Quindi vediamo come Ocello raffiguri, di conseguenza, l’universo in forma circolare, sottolineando quindi la sua mancanza di inizio e fine, e che secondo cicli regolari tutto torni su sé stesso. Sul piano fisico vediamo come, il filosofo lucano, divida il mondo in tre parti: il cielo dove risiedono gli dei, la terra dove vivono gli uomini e la regione mediana, l’intervallo tra cielo e terra, dove sono stanziati i demoni. Queste non sono indipendenti, ma sono strettamente collegati tra loro in quanto se non lo fossero il principio di eternità verrebbe meno in quanto essendo l’universo eterno anche le cose che sono al suo interno lo sono necessariamente poiché se una di loro fosse indipendente dalle altre si potrebbe innescare il principio di distruzione facendo così venir meno la teoria stessa dell’eternità e immutabilità del “Tutto” cioè dell’universo.
2.2 Pensiero sociale e pedagogico
Nel pensiero pedagogico/sociale vediamo, invece, come il concetto di eternità ritorni in quanto riteneva eterne non i soggetti umani ma le istituzioni quali: la famiglia, il matrimonio e simili e, inoltre, la stessa specie umana. Le creature, infatti, sono individualmente soggette alla morte, mentre la loro specie è immortale e si rigenera continuamente. La forza rigeneratrice che permette tale processo è l'amore, su cui si fonda la principale delle istituzioni che regge la società ovvero la famiglia. Quindi al fine di rendere forte la dimensione della famiglia e poi lo stesso Stato vediamo come l'amore, pur essendo accompagnato dal piacere, non abbia come fine il piacere stesso, ma la continuità eterna della specie e la salvaguardia della polis. Quindi di conseguenza vediamo come il matrimonio, per i motivi espressi sopra, non possa essere in alcun modo combinato, poiché doveva fondarsi esclusivamente sull'amore e non sulla convenienza economica. Di qui notiamo come l’istituzione della famiglia, nel pensiero di Ocello, sia il nucleo fondamentale della società. Infatti se sono infelici le famiglie, è infelice anche la società. Quindi molto importante all’interno della famiglia è il ruolo della donna la quale aveva il compito di formare l'individuo e di conseguenza il cittadino. Quindi vediamo come essa sia, al di là di ogni apparenza, il pilastro materiale e spirituale non solo nella vita del singolo uomo ma anche in quella della polis.
Nella famiglia, come abbiamo visto, la regola fondamentale è l'amore che se viene trasportata nella società ne diventa il principio cardine che garantisce la stabilità all’intera polis.
3. Conclusione
Di qui possiamo notare come il suo pensiero risulti per molti studiosi affine a Plotino [5] e al neoplatonismo [6] in quanto si mostra atipico e moderno per il pensiero greco dell’epoca in particolare per il discorso della rivalutazione della donna come pilastro dell’educazione sia dell’uomo sia del cittadino e dell’amore come strumento per mantenere in piedi una specie e i vari legami tra uomini. Questo portò gli studiosi a posticipare la sua esistenza dopo la nascita di Gesù Cristo.
4. Opere
Di Ocello Lucano ne parlano i seguenti autori: Giovanni Stobeo [7], Sesto Empirico [8], in “Adversus Mathematicos”, Filone di Alessandria [9] e Vincenzo Cuoco [10] nel “Platone in Italia”. Del suo lavoro filosofico ci restano i seguenti titoli:
1. Della natura dell'universo,
2. Del regno,
3. Delle leggi e Della giustizia.
5. Bibliografia
1. Accademia Hermetica di Cortona "G. Kremmerz" (a cura di), Riflessioni di Ocello Lucano sull'Universo
2. Caserta Giovanni, Storia della letteratura lucana, Osanna, 1993,
3. Cuoco Vincenzo, Nicolini Fausto (a cura di), Platone in Italia, Laterza, Bari, 1928
4. Filone di Alessandria, Sull’eternità del mondo.
5. Godsmith Oliver, Il curato di Wakefield, 1832
6. Sitografia
[4] a seguito di una sommossa, causata dal discorso della gestione delle terre della Sibaritide guidata da Cilone un aristocratico di Crotone che fu, in quel periodo, nominato esarca dei Sibariti.
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